martedì, settembre 14

Documè chiude addio alla promozione del film documentario

Documè, circuito per la promozione del film documentario, chiude, e con esso la promozione del film documentario.
Documè è un progetto nato nel giugno 2003 con lo scopo di diffondere in Italia il cinema documentario, rendendolo più facilmente accessibile al cittadino.
Grazie alla collaborazione degli autori, delle case di produzione, dei cinema e delle associazioni culturali aderenti, sono state realizzate circa 3212 proiezioni in tutte le regioni italiane, con un catalogo che conta oggi oltre 320 documentari.

Tutto questo è stato realizzato grazie alla creazione di una iniziativa di distribuzione indipendente rivolta ai piccoli cinema, sale video di comunità (associazioni/scuole) e rassegne. Perchè il documentario è una risorsa dalle enormi potenzialità sociali e culturali, un patrimonio importantissmo per il cittadino/spettatore verso cui le istituzioni, il sistema televisivo e cinematografico continuano a manifestare un disarmante disinteresse.


Pubblichiamo alcuni passi del triste e carico d'amarezza comunicato di Documè che annuncia la propria chiusura obbligata non soltanto per invitare i nostri lettori ad un momento di riflessione, ma anche perchè ne condividiamo le osservazioni e riteniamo che esse possano essere riferite, oltre che a molti altri importanti aspetti della vita pubblica, anche allo stesso panorama del nanopublishing e della piccola editoria on line, dove volume d'utenza, passione e capacità sembrano essere requisiti sistematicamente tralasciati in sede di valutazione di potenzialità, meriti e visibilità da parte degli interlocutori di riferimento.

"Cari amici,
sono passati sette anni dall'inizio del nostro viaggio, siamo arrivati davanti al mare ma non abbiamo una barca per attraversarlo, ci dobbiamo fermare.
Abbiamo fatto il possibile e molto spesso di più, con le piccole cose che potevamo mettere in gioco, con l'aiuto del tantissimo pubblico, degli organizzatori delle serate e soprattutto degli autori che ci hanno sostenuto; non è bastato.

» CONTINUA

Nel momento in cui scriviamo non abbiamo notizie in merito al pagamento di quanto a noi dovuto dagli enti per i progetti già realizzati e non abbiamo notizie sui finanziamenti per il 2010; la pianificazione finanziaria non è più possibile e con questo la progettualità, viviamo in un paese dove le politiche culturali sono inesistenti, dobbiamo pagare pegno ad una ormai potentissima offensiva rivolta alle idee, sicuramente il momento più triste per la cultura nel nostro paese.

Il problema non è solo la crisi; i soldi pubblici per la cultura - nonostante gli ulteriori drammatici e vergognosi tagli - ci sono sempre stati e continuano ad esserci. Oltre a parlare dei tagli bisognerebbe dunque parlare degli sprechi, dei soldi dati a vanvera, dell'inesistenza di un sistema vero di valutazione e restituzione dei risultati, lo facciamo ora.

Noi - insieme a tante altre piccole associazioni - abbiamo dovuto combattere (ed abbiamo perso) contro la mancanza di regole per l'assegnazione dei fondi, dovuta in buona parte (ed è già sufficientemente penalizzante) alla necessità politica di mantenere il controllo sulle dinamiche "personalistiche" di distribuzione dei contributi (affermazioni tristi si, ma frutto di elementi ormai più che concreti).
Salvo i pochissimi bandi disponibili, la mancanza di trasparenza è totale, a livello statale, regionale e cittadino; non si può sapere su quali basi un progetto viene sostenuto ed un altro no, non ci sono regole che confermino o smentiscano i meriti dei progetti presentati, solo la discrezionalità del decisore.

(...)

Ultimamente è la stessa politica ad invitarci a rendere più "commerciali" i nostri progetti, segno che si è perso completamente il senso delle cose, come se in ospedale ti obbligassero a comprare un chinotto per avere in regalo una flebo: se ci sono soldi per la cultura, anche se sono pochi, bisogna usarli bene e soprattutto a favore di quelle iniziative di qualità (e necessarie) che per natura non potranno mai trovare sponde commerciali, quella cultura che non può e non deve essere costretta a diventare un accessorio da allegare ad una birra o ad un cioccolatino.

In sostanza, questi sono i colpi sotto i quali dobbiamo cedere, con grande difficoltà, imbarazzo ed un profondissimo senso di amarezza.

(...)

Solo un grazie ai tantissimi amici che ci hanno accompagnati e seguiti: il pubblico, gli autori, gli organizzatori in tutta Italia, quelli che sanno che le parole per ringraziarli non basteranno mai."
. Associazione Documè, Docume.org.

NOTIZIE CORRELATE



1 Commenti:

capannino ha detto...

Ciao Marco Michele, ricambio volentieri la tua visita al mio blog, voglio anch'io complimentarmi con te per i contenuti del vostro blog che ho trovato molto interessanti.
Continuerò a seguirvi :)