venerdì, ottobre 13

La Questione dei Soldi Pubblici al Cinema italiano

Oggi scriviamo dei finanziamenti pubblici al Cinema italiano, riallacciandoci alle recenti dichiarazioni di Mario Monicelli riguardo ai soldi pubblici e alla Festa del Cinema di Roma: "Non capisco proprio perche' si debbano dare soldi pubblici al cinema. Con queste commissioni che devono stabilire se uno e' artista o meno. Ma siamo pazzi? Il cinema e' un'industria, non e' un'arte, e se proprio vogliamo dire che e' un'arte, e' un'arte minore, applicata. Sono contrario alla collocazione della Festa del Cinema di Roma, si sarebbe potuto aspettare cinque o sei mesi dalla fine della Mostra di Venezia. Comunque e' fatta, aiutera' il turismo di Roma e poi speriamo che serva a rimettere in moto il cinema".

La maggioranza dei film italiani sono finanziati in parte, o in buona parte, da enti pubblici. Ogni anno vengono erogati circa 70 milioni di euro, pagati dai contribuenti, a favore del Cinema italiano.
In questa sede eviteremo un'analisi approfondita e probabilmente scomoda sui Finanziamenti pubblici al Cinema e sugli usufruitori di tali Finanziamenti.

Ci limiteremo ad evidenziare che discriminanti importanti ai fini della concessione dei Finanziamenti pubblici sono date dai Curricula di squadra tecnica, regista e impresa produttrice:

- "Valutazione del curriculum della squadra tecnica (fotografia, scenografia, costumi, montaggio, fonico, effetti speciali, musiche) sempre in relazione alla realizzabilità del progetto e con riferimento, nel caso in cui si trattasse di esordienti, alla frequentazione di scuole di cinema (ad es. Centro di Sperimentazione di Cinematografia) o alla partecipazione alla realizzazione di altre opere cinematografiche o audiovisive"

- "Valutazione, con riferimento alla realizzazione della sceneggiatura, del curriculum del regista sia in relazione della frequentazione di scuole di cinema (ad es. Centro di Sperimentazione di Cinematografia) sia in relazione ad esperienze nel settore (ad esempio assistente alla regia) o alla realizzazione di cortometraggi e altre opere audiovisive. Se l'autore è all'opera seconda, verrà valutata l'opera prima"

- "Curriculum dell'impresa produttrice e/o del produttore"

INOLTRE, i finanziamenti a favore dei progetti filmici di interesse culturale, compresi quelli appartenenti alla categoria delle opere prime e seconde, potranno essere concessi a IMPRESE PRODUTTRICI che abbiano un capitale sociale interamente versato NON INFERIORE A EURO 40.000 e un patrimonio netto NON INFERIORE A EURO 40.000. Per i soli cortometraggi il limite minimo di capitale sociale versato e di patrimonio netto è di euro 10.000.

Preferiamo sorvolare sulle suddette discriminanti, che inevitabilmente veicolano la concessione dei Finanziamenti Pubblici a favore di una ristretta cerchia di ben noti autori e case produttrici, più o meno meritevoli, sicuramente economicamente molto avvantaggiati già in partenza rispetto agli altri potenziali competitori. Ed inoltre avvantaggiati dallo stesso meccanismo di Concessione dei Finanziamenti.

Il signor Arcibaldo Mascagni, sostenitore insieme ad un gruppo di giovani autori del Progetto Davide contro Golia, ha avuto il coraggio e la serietà di mettersi in gioco con la sua persona e la sua firma nella richiesta della modifica dell'Articolo 28, comma 8, della legge 4 novembre 1965, n. 1213.

Abbiamo scelto di pubblicare i suoi propositi ed evidenziare il suo Progetto perchè ben definito e firmato, mentre non abbiamo mai pubblicato, e mai lo faremo, le innumerevoli segnalazioni anonime che ci giungono circa raccomandazioni e clientelismo nel mondo della Cinema e della Televisione. Sarebbe troppo facile.

Il Progetto Davide contro Golia propone, tra l'altro:

- che il finanziamento sia richiesto da e rilasciato all’autore e non alla casa di produzione, con conseguente eliminazione della divisione in fasce di qualità per le case di produzione stesse

- che i curricula di troupe, autore e produzione siano ininfluenti al fine dell’assegnazione del finanziamento
(CINEMA NOTIZIE non concorda se non parzialmente su tale proposizione, il curriculum è uno strumento qualitativo di selezione da sempre molto importante, se correttamente utilizzato in concomitanza di altre giuste discriminanti)

- Tetto e limiti di accesso ai finanziamenti. Esempio: un autore non potrà accedere più di tre volte al Fondo Unico per lo Spettacolo salvo in alcuni casi da stabilire con rigidità, a concessioni per meriti: Premi, Incassi lodevoli

- Un autore potrà chiedere un nuovo finanziamento solo dopo 24 mesi dall’uscita del film precedentemente finanziato. Questo per evitare che ci siano autori che chiedano e ottengano i soldi ogni anno.

- Alcuni cambiamenti di criterio per la scelta dei componenti delle commissioni. Evidenziare alcune figure professionali che non ne possano fare parte per incompatibilità legate a conflitti di interesse. Obbligo di rappresentare diverse fasce di età.

Concludiamo con l'esprimere la nostra speranza che la qualità del Cinema in Italia si alzi notevolmente nei prossimi anni, promuovendo maggiormente giovani e promettenti autori, sceneggiatori, registi e addetti ai lavori, non necessariamente dal cognome o dal marchio altisonante.

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2 Commenti:

daniela zeffiro ha detto...

Sono una produttrice indipendente che prima era (è ancora è) un'autrice senza Santi in Paradiso. Ho fatto la gavetta nelle Radio private e ho seguito l'iter di studi per questo lavoro, ho al mio attivo come sceneggiatrice una partecipazione al Festival di Venezia e tre piece teatrali, due regie televisive e molto lavoro d'apprendiment negli Stati Uniti e a Londra.
Sto cercando di portare avanti autori nuovi e bravi con l'aiuto di partner tecnici e alle volte con quelli che mi cercano i finanziamenti. Non ho lobby alle spalle e le difficoltà si vedono. Le produzioni indipendenti vanno sostenute se non pubblicamente privatamente, solo così come dice Monicelli il nostro Cinema potrà diventare una vera industria competitiva con le altre di altri Paesi. E poi basta con il clietelismo sfacciato, non se ne può più.

Anonimo ha detto...

Appunto. Smettetela di chiedere soldi pubblici, "tanto paga Pantalone". Lo stato dovrebbe dare solo soldi in prestito, e se non li restituite, vi metta l'ipoteca sulla casa.
Non vi vergognate a battere cassa quando il fior fiore degli scienziati italiani non ottiene un solo euro per la ricerca?